La regina è morta e anch’io non mi sento molto bene

“The Queen is dead. God save the King”. Dopo 2 anni di incubo Covid sembra che il mondo non abbia più tempo e voglia cambiare tutto nel volgere di pochi mesi. I cambiamenti climatici li avevamo davanti ormai da decenni, eppure forse in quest’estate 2022 li abbiamo subiti con maggior forza. La guerra in Ucraina sta segnando in modo molto più forte di quanto immaginassimo il nostro oggi così come il nostro futuro più prossimo.

Eppure noi italiani siamo sempre naif nei nostri comportamenti. Abbiamo buttato a mare una delle poche sicurezze che avevamo, Mario Draghi, e ci siamo lanciati in una campagna elettorale in canotta e costume. Qualcuno dirà “ma sono stati i politici”. Non cerchiamo alibi. I politici sono espressione del sentimento popolare anche quando non scelti in modo diretto ma su listini bloccati. L’avvocato del popolo due volte presidente del Consiglio dei Ministri, erede di quel movimento promosso da un capo comico, ha sciorinato una mossa da grande statista, mettendo nelle mani del centrodestra le chiavi dei seggi elettorali. Il centrodestra, dal canto suo, ha preso al volo le chiavi e aperto le porte dei seggi, che a loro dire gli sono negati ormai da decenni. Evidentemente quando loro perdono le elezioni è come se non fossero state svolte. Ricordo per esempio che il capo comico aveva racimolato alle politiche del 2018 il 32% dei consensi, mentre l’ex alleato, il “dj del Papetee”, aveva addirittura varcato il 34% dei consensi alle europee del 2019. Insomma, qualche colpa noi italiani, al di là di qualche dignitoso sondaggio, ce l’abbiamo e il buon Mario Draghi con tutto il suo aplomb istituzionale ci rassicura certo ma non ci piace fino in fondo.

Del resto appena la bolletta elettrica o il prezzo della benzina è salito, ci abbiamo messo tre nano secondi a passare da ospitare ucraine e piccoli ucraini a casa nostra – così belli e con gli azzurri, poverini –, a dire che in fondo la guerra era un problema loro e che bisognava smetterla con quelle sanzioni inefficaci (tutti economisti?) e ingiuste.

“Io sono Giorgia!”

Così abbiamo dato il via alla campagna elettorale sul pattino che ha però un finale già scritto. “Io sono Giorgia senza mascherina, senza vaccino, con il blocco navale, con le aperture durante il picco Covid, contro quei cattivoni dei francesi e dei tedeschi che ci riempivano di vagonate di miliardi e amica di tale Orban e dei signori di Visegrad che ci dicevano gli immigrati affare vostro”. Miele per le orecchie degli italiani inventori dello slogan “piove, governo ladro”. Giorgia è così sicura di avere la vittoria in tasca da passare la campagna elettorale con la tremarella, per non dir di peggio, e da diventare improvvisamente filo atlantica, europeista, contro lo scostamento di bilancio uguale a nuovo debito, e da cazziare pesantemente il suo quasi alleato Matteo quando parlava di togliere le sanzioni alla Russia, insomma una sorta di avatar non troppo somigliante, mancava solo una bella condanna al fascismo.

Chi è rimasto veramente sorpreso da questa onda anomala che l’ha sommerso, con tanto di pattino, ombrellone e sdraio inzuppati, è stato il buon Enrico Letta. Pensavate che mi fossi dimenticato di lui. Beh, lui le ha provate tutte per farsi dimenticare: più draghiano di Draghi e più contiano di Conte. Però non vogliamo essere cattivi con il segretario di quello che dovrebbe essere il mio partito di riferimento e del resto ormai il PD è abituato a non avere più una sua linea politica. A furia di appoggiare governi di larghe intese o maggioranze anomale si perdono le coordinate e si trasforma il buon “Giuseppi” in uno statista leader della sinistra, un Berlinguer con la benedizione di Trump. Però ho visto la faccia contrita di Enrico al Meeting di Rimini dove lo bastonavano tutti. Sembrava una persona a cui si mette la testa sott’acqua mentre sta affogando e ho avuto pietà, anche perché il giorno prima aveva visto invece il piglio deciso di Stefano Bonaccini, che valeva molto di più di centinaia di lanci dell’Ansa.

Una simpatica anziana signora

In questa stagione pazza, quando “l’estate sta finendo” come direbbero i Righeira, eccolo che arriva l’evento unificante che abbatte tutte le barriere: il passaggio a miglior vita –non che se la passasse proprio male anche in questa di vita – di Queen Elizabeth II° della casata Sassonia-Coburgo-Gotha (sì, certo, perché i Windsor sono un’invenzione del nonno di Elisabetta, che si vergognava del fatto che i bombardieri tedeschi che sganciavano bombe mortali su Londra durante la prima guerra mondiale avessero sulla carlinga lo stesso nome della sua casata). Chi ha avuto la ventura di aprire qualche social dalle 19 dell’8 settembre li vedeva tutti li schierati, non c’era più sinistra o destra, tutti a intonare il loro più o meno lacrimoso fervorino per Queen Elizabeth. Sia ben chiaro, non ho nulla contro la simpatica anziana signora, anzi siamo stati fieramente con lei quando durante un G7 ha richiamato all’ordine l’intemperante Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi. Però non riusciamo a capire perché con tutti i guai che abbiamo, l’Italia intera debba fermarsi per commemorare una Regina pur degna ma non certo eroica. L’unico legame, che mi viene in mente è questa caratteristica tutta italica di baloccarsi nella speranza di un salvatore che risolva tutti i nostri guai.

Ricordo quel barista sul litorale di Catania a cui chiesi se nei paraggi ci fosse un’edicola e la risposta fu molto eloquente: “Eh ce la facessero un’edicola”. Eh l’avessimo noi una Regina. Del resto gli ultimi quarant’anni della nostra storia parlano chiaro: da Berlusconi a Renzi, da Grillo a Salvini e oggi Giorgia Meloni, chi siano, cosa pensino e da dove vengano poco importa, l’importante è che tutti abbiano lo stigma del salvatore a costo zero. Pure in questa campagna elettorale sul pattino il motto è sempre lo stesso “Francia o Spagna pur che se magna”.