Draghi e il partito dei sindaci

La crisi del governo Draghi, che ha condotto allo scioglimento delle Camere, è costellata di episodi poco chiari con ricostruzioni confuse e contraddittorie, su cui tra qualche anno solo i saggi storici faranno chiarezza.

C’è stato invece un episodio avvenuto alla luce del sole di una violenza scomposta e solo apparentemente ingiustificabile ed è il travaso di bile di Giorgia Meloni, premier in pectore del centrodestra, contro l’appello a favore di Mario Draghi sottoscritto da diverse centinaia di sindaci. È incomprensibile, con i dati istituzionali consueti, il motivo alla base di questo intervento così duro: i sindaci non votano in Parlamento e, salvo rarissime eccezioni, non partecipano agli organismi dirigenti dei partiti.

Allora quale motivo ha spinto la Meloni, di cui tutto si può dire tranne che sia una politica sprovveduta, a far battere a tutte le agenzie il suo commento? Meloni sa bene, girando l’Italia da Nord a Sud isole comprese, quanto i sindaci rappresentino sempre più il cuore del paese. Già la legge elettorale, che aveva prodotto l’elezione diretta dei primi cittadini, aveva contribuito in modo rilevante a riconoscerli come baluardo delle singole comunità. I sindaci sono diventati inequivocabilmente il primo riferimento per i cittadini, nel bene e nel male. Se c’è qualcosa che non funziona, è sempre colpa del sindaco e allo stesso modo per ogni evento luttuoso o di festa una comunità si stringe attorno al suo primo cittadino nel piccolo paese o nella grande città. La pandemia ha rappresentato poi la forgiatura nel fuoco per i primi sindaci, che sono stati in prima fila anche quando lo stato centrale e le Regioni sbandavano nel fare chiarezza e nel cercare di districarsi in una tragedia che assumeva di giorno in giorno contorni più complessi e sconosciuti. Alcuni sono incappati in errori madornali, basti pensare agli aperitivi di Sala e Gori, ma hanno saputo sempre riprendersi rimanendo ogni giorno sul campo in un servizio spesso svolto h 24.

Si è sempre parlato del partito dei sindaci come una sorta di novità elettorale che doveva sbocciare da un momento all’altro, senza mai dipanarsi realmente. Oggi è persino da considerarsi superata l’idea che un contenitore possa realmente rappresentare la forza politica che i sindaci rappresentano nei confronti dei loro cittadini. L’appello a favore di Draghi nasce non da una tattica politica ma dall’esigenza concreta, che tutti i sindaci hanno quotidianamente, di un interlocutore stabile che sappia dare risposte credibili e rapide ai problemi sempre più gravi che affliggono le nostre città. I sindaci non rappresentano ormai da tempo solo la loro parte politica ma le quotidiane esigenze delle loro comunità sui temi centrali della vita quotidiana come lavoro, scuola, salute e assistenza sociale. Le forze politiche, che si apprestano a predisporre liste e programmi per questo strano appuntamento elettorale balneare, devono tenerne conto se vogliono predisporre proposte realmente efficaci per l’Italia. I sindaci, dal canto loro, sono anche chiamati in qualche modo a rivedere la loro rappresentanza istituzionale collettiva: dalla stantia ANCI al partito dei sindaci ci possono essere interessanti tappe intermedie.

La piccola Diana l’abbiamo uccisa noi

“Troppe volte noi adulti trattiamo i bambini come soprammobili. Li appoggiamo da qualche parte nelle nostre vite, mentre andiamo avanti a fare tutto il resto come se loro non ci fossero. Diana c’era. Ma nessuno se ne è accorto”.

Sono parole dure quelle di Alberto Pellai, docente e noto saggista, che commentano la morte di Diana, 16 mesi, abbandonata dalla madre per 6 giorni nell’abitazione di Milano e morta di stenti. Difficile non riconoscersi in queste parole: su un soprammobile, come su qualsiasi oggetto, si esercita la proprietà e si dispone senza badare mai al bene che meriterebbe una persona e una vita nelle fasi della sua aurora.

Nel 2019 le pagine dei giornali furono inondate dal caso di Bibbiano. Al di là della vicenda giudiziaria – su cui farà chiarezza la magistratura – e della polemica politica – che con una certa dose di cinismo era strumentalmente usata come una clava contro una parte –, per chi ha un minimo di dimestichezza su questi temi era evidente il concetto che veniva espresso: i bambini sono un patrimonio indisponibile di chi li genera che ne può disporre come meglio crede, non per il loro bene ma in funzione delle necessità dei genitori, proprio come si fa con un soprammobile. Nessuno è legittimato a mettere in discussione questo concetto di proprietà senza essere definito “ladro di bambini”, con quell’omertà tipicamente mafiosa che ci rende complici di questa strage di innocenti. Diana è una martire delle polemiche su Bibbiano e dell’omertà che avvolge il tema dell’infanzia abusata, maltrattata e annientata.

Spesso ci nascondiamo dietro al fatto che queste vicende riguardano le grandi città e non le piccole comunità, dove ci si conosce tutti, e riguardano alcuni strati sociali e non certo la borghesia per bene delle nostre piccole città e paesi. Purtroppo non è così: il Distretto di Fidenza, composto da poco più di 104.000 abitanti con comuni medio-piccoli, presentava nel 2021 il dato di 1666 minori in carico al servizio sociale pari a quasi il 10% della popolazione tra gli 0 e i 18 anni dell’intero Distretto. Di 501 di loro si era già interessata l’autorità giudiziaria.

Guardiamoci bene dal tirare fuori il tema delle baby gang, degli stranieri e altri temi che servono solo a individuare un nemico per toglierci la paura che quel tumore sia dentro di noi. Prevalgono i casi in cui i minori finiscono a essere oggetto di ricatto in cause di separazione e in ogni tipo di contenzioso tra genitori di “razza bianca caucasica”. I casi più complessi sono quelli in cui i genitori appartengono alla borghesia medio-alta e gli avvocati ingaggiati sono i migliori, che sanno muoversi tra istanze e perizie meritandosi le laute parcelle dei loro assistiti, ma non agendo sicuramente a tutela dei minori coinvolti.

Per la nostra comunità c’è un lato positivo della medaglia ed è che queste situazioni emergono in numero consistente e trovano percorsi di attenzione e tutela grazie all’eroica azione delle assistenti sociali – che in questi anni hanno messo a repentaglio non solo la loro onorabilità e il rischio di finire dentro a vicende giudiziarie, ma spesso anche la loro incolumità fisica – e a un terzo settore fatto di associazioni e cooperative attive e pronte a sostenere l’iniziativa della pubblica amministrazione e a una comunità attenta, non omertosa, non ideologica che considera le piccole Diana della porta accanto non come soprammobili, ma come il futuro di una società che non vuole autodistruggersi.

Povera Italia!

Era difficile, se non impossibile, riuscire a superare la “stoltezza politica” di ciò che rimane dei 5 Stelle, ma Forza Italia e Lega ci sono riusciti.

Non c’è limite al piccolo calcolo politico di leader-ini che nella vituperata Prima Repubblica non avrebbero trovato posto neanche nei consigli di Istituto delle scuole.

C’è qualcuno nel nostro paese a cui interessa il bene del popolo? Che è disposto a sacrificare la logica del tornaconto per una un’azione politica che risponda ai bisogni, alla povertà, alle esigenze della vita vera, non quella dei reality televisivi o dell’apparenza e dell’immagine? C’è qualcuno nel nostro paese per il quale l’impegno politico non è sull’onda di sondaggi, ma nel continuo impegno di ascolto, contatto, lavoro, mediazione e decisione per la Res Pubblica?

E poi qualcuno si scandalizzerà della bassa percentuale al voto e della sempre più scarsa sensibilità degli elettori!

Invece di guardare e analizzare sondaggi, perché questi piccoli uomini della politica non vanno nei supermercati a fare la spesa o nelle code degli uffici postali, nelle periferie delle nostre città dove toccherebbero con mano la realtà di questa nostra Italia?

Quante emergenze (economica, sociale, educativa, Covid, guerra) dovremo ancora sopportare perché ci si renda conto che è il tempo della responsabilità?

Hanno voluto andare al voto, ebbene non gli darò la soddisfazione di protestare contro l’astensione. Andrò a votare e cercherò persone e programmi di candidati (spero di trovarne) che abbiano questa responsabilità e sensibilità per il bene comune.

Ognuno di noi comunque ha la sua “piccola” o “grande” responsabilità di costruzione, di rapporti e luoghi dove poter sperimentare una umanità, un’accoglienza, una socialità, un’educazione. In altri termini una passione per l’umano.

Post di Stefano Dondi