Finché c’è guerra c’è speranza?

Immagine presa da Wikipedia

Il conflitto in Ucraina vede protagonisti tanti Pietro Chiocca, commerciante in armamenti interpretato dal mitico Alberto Sordi nel celebre film “Finché c’è guerra c’è speranza”.

Boris Johnson

Reduce dal disastro della Brexit, da una gestione fallimentare della pandemia e sempre più impantanato nelle sue tante gaffe, più comico che statista, si è ritagliato il ruolo di super guerrafondaio per tentare di riportare il Regno Unito sul suolo del continente europeo da liberatore e allo stesso tempo dare scacco all’odiata e divisa Unione Europea.

Joe Biden

Non è parsa vera al grigio presidente democratico un’occasione così grande per far risorgere la potenza gendarme americana, opponendosi all’antico nemico russo alleato del male assoluto, il suo predecessore Donald Trump. Nello stesso tempo altri due obiettivi potevano essere perseguiti: intimidire il colosso economico cinese in grande e inarrestabile ascesa e mettere in riga l’Unione Europea, facendo chiaramente capire che senza l’alleato atlantico non si può far nulla.

Giorgia Meloni

Per restare a casa nostra, la leader di Fratelli d’Italia ha scelto il basso profilo che gli ha fatto ottenere due risultati. Da una parte si è rifatta una verginità con posizioni atlantiche da destra tradizionale, abbandonando populismi e reminiscenze del ventennio, e dall’altra ha messo nell’angolo il suo principale nemico Matteo Salvini, che nelle prime settimane di guerra ha collezionato figuracce a non finire.

Matteo Salvini

Non so se sia stato Giancarlo Giorgietti o qualche altra mente leghista illuminata, ma il tarantolato Matteo ha compreso che collezionare altri colpi da ko, come quello rimediato con la visita al confine polacco, avrebbe coinciso con la fine della sua fulminea carriera politica. Contro la sua stessa natura si è messo in stand by attendendo giorni migliori e pare proprio che questi giorni stiano arrivando. Il prolungarsi della guerra fa salire il malcontento nel popolo italiano, che è generoso, ma poi però pensa alla benzina che cresce e alle vacanze che si avvicinano e comincia ad avere qualche dubbio. E allora eccolo là l’uomo del Papete con il suo “adesso basta”, modello “apriamo tutto” al tempo del Covid.

Alessandro Orsini

È un fenomeno tutto italiano. Nessuno lo conosceva prima e nessuno lo ricorderà dopo. Eppure una vampata di gloria non si nega a nessuno nell’italico e sguaiato olimpo dei talk show. Del resto grazie ai talk molti di noi hanno scoperto di avere un virologo come vicino di casa.

Giuseppe Conte

Il due volte premier e volto delle conferenze stampa fiume a reti unificate era ormai l’ombra di se stesso. Si spacciava come capo del primo gruppo parlamentare italiano, salvo poi essere smentito nei fatti, a partire dall’elezione del Presidente della Repubblica. Non era più credibile nemmeno per il Tribunale di Napoli ed ecco il colpo di genio dell’avvocato degli italiani: si inventa pacifista nel tentativo, in realtà poco riuscito, di intercettare i soliti “maldipacisti piddini” e ritagliare un senso alla sua parabola politica che sta precipitando.

I comunisti nel metaverso

Ormai tutti pensavano che le bandiere rosse con falce e martello e altri orpelli simili fossero destinati a campeggiare soltanto in qualche mercatino dell’antiquariato come anticaglia neanche troppo preziosa. Invece no. Con la guerra in Ucraina, e in attesa della parata sulla Piazza Rossa, i comunisti sono riapparsi nel metaverso putiniano, ancora abbagliati dal “sol dell’avvenire” che sorge a Est e ha come faro la Grande Madre Russia. Hanno ripreso la scena leader come Marco Rizzo, il cui avatar sogna ancora di combattere al fianco dell’Armata Rossa nell’assedio di Stalingrado. Ma nel frattempo gli assaliti sono diventati assalitori.

Generosi per caso

Sono una categoria nata con la guerra Ucraina. Bussavano a ogni porta e suonavano ogni campanello istituzionale per poter ospitare un ucraino con somma generosità, sentendosi così al centro della notizia con tanto di braccialettino giallo azzurro di ordinanza. Peccato che spesso fossero gli stessi che si stracciavano le vesti non appena un barcone attraccava a Lampedusa, magari organizzando manifestazioni “il mio comune non accoglie”. Ma del resto si sa le ucraine sono bionde con gli occhi azzurri, mentre a Lampedusa arrivavano neri, sfaccendati e puzzolenti.

Generosi per caso pentiti

Sono quelli che si sono accorti che non basta ospitare qualche ucraino per avere la troupe de “La Vita in diretta” sul pianerottolo di casa e nel tempo hanno perso il loro entusiasmo, perché poi i bambini vanno integrati a scuola e alle donne va cercata un’occupazione. Insomma, alla fine anche al rifugiato ucraino si applica lo stesso triste proverbio che si applica a ogni ospite che ci occupa casa per troppo tempo…

La loro Santità

È il fenomeno più stravagante di questa guerra. Papa Francesco è riuscito ad avere il massimo dei consensi tra mangiapreti e anticlericali infoiati. Del resto siamo ben coscienti, non è necessario essere buddisti per apprezzare il Dalai Lama. La cosa più straordinaria è che questi neo papalini si accendevano come cerini al grido “il Papa non si deve occupare di politica”. Cosa sarà successo? A noi che dalla parte di Papa Francesco siamo sempre stati non resta che pensare a una immensa e collettiva conversione sulla via di Damasco.

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