
“Tenere banditi!”. Lo scenario è quello della Lunigiana, terra di mezzo per eccellenza tra Toscana, Emilia Romagna e Liguria. Lo stentato italiano è quello di un giovane soldato della Wehrmacht. I banditi sono i partigiani, che popolano in abbondanza l’estremo lembo della Linea Gotica. Sono banditi – stessa espressione usata da Putin verso i resistenti ucraini, definiti “banditi nazisti” – coloro che non sono riconoscibili come uomini e tanto meno come avversari con una loro dignità. I banditi sono il dentista del paese, il capo partigiano “Falco delle Apuane” – così verrà ribattezzato anche l’unico albergo di quel tratto di Lunigiana a guerra finita –, qualche studente e tanti umili boscaioli che difendevano i loro monti proprio come oggi fanno i “banditi” ucraini, che sono professionisti, studenti e, segno dei tempi, anche donne. A ricevere quella stentorea minaccia è nonna Laura, giovane donna non ancora trentenne che però già conosceva la durezza della vita e la povertà più nera: immigrata in Francia, lo scoppio della guerra l’aveva costretta a fuggire per ritornare in quella piccola frazione del comune di Zeri, da dov’era partita pochi anni prima alla ricerca di una vita dignitosa.
Il vescovo e il maggiore inglese
Ma facciamo un passo indietro. La Lunigiana, come tutte le terre di mezzo, è un posto strano dove i partigiani sono in maggioranza cattolici al contrario della gran parte degli altri territori della Resistenza. È però un posto dove l’umanità conta, forse per colpa della durezza della vita a cui si fa l’abitudine sin da bambini. Non è un caso che in quella terra si possano incontrare personaggi particolari e possano accadere cose impensabili, come un vescovo che scala una montagna per raggiungere il fronte e incontrare un maggiore inglese. È Giovanni Sismondo, vescovo di Pontremoli, “con l’odore delle pecore addosso” come direbbe Papa Francesco, disposto a mettere a rischio la propria vita per il suo gregge. Sapeva quello che rischiava, quando nelle sue omelie condannava duramente i rastrellamenti fascisti e nazisti che mietevano vittime nelle montagne della Lunigiana. I nazisti volevano rapirlo e ucciderlo, ma il popolo era la sua difesa. Qualcuno provò a mettere definitivamente a tacere quel vescovo scomodo lanciando una bomba nella sua stanza, ma al buon Dio quella voce serviva davvero.
Sismondo sale le vette della Lunigiana tra Rossano e Arzelato per incontrare il maggiore inglese Gordon Lett. Il maggiore era anch’egli un personaggio ben deciso e con le idee chiare. Dopo l’8 settembre riesce a fuggire dal campo di prigionia di Veano, in provincia di Piacenza, e cerca subito di riunirsi con gli alleati per continuare la guerra. L’operazione è molto complessa: raggiungere la Corsica per poi dirigersi in Sicilia, ma giunto a Rossano in Lunigiana incontra un gruppo sbandato e al contempo deciso a opporsi a costo della vita all’invasore nazi-fascista. Ci mette un attimo a capire che il suo posto era quello e lì fonda la sua “Brigata internazionale” (oggi il dittatore russo li chiamerebbe mercenari).
Su quella montagna, Lett mai avrebbe immaginato di trovarsi di fronte un vescovo cattolico decisamente fuori luogo. Ma l’umanità prevale subito come prevalgono gli obiettivi alti che entrambi portavano nel cuore. Sismondo chiede a Lett di risparmiare Pontremoli dai bombardamenti alleati per l’alto valore storico e religioso dei suoi monumenti, in particolare la Chiesa della SS Annunziata. Le vicine Aulla e Villafranca erano già state rase al suolo. Lett sa che la richiesta è di quelle importanti, da cui non si può fuggire, anche se necessità di una contropartita. Pontremoli era uno dei comandi più importanti delle forze nazi-fasciste sulla Linea Gotica. Lett sapeva che la richiesta del vescovo andava ben al di là di un obiettivo contingente, allo stesso tempo non dimenticava il suo obiettivo: liberare l’Italia dal nazifascismo. Era necessaria una contropartita e il maggiore non esita, come si fa tra uomini veri: chiede al vescovo la mappa di tutti i rifugi dei nazifascisti a Pontremoli. Sismondo è uomo di Chiesa e di pace e non può accettare di consegnare alla morte degli uomini, nonostante fossero dalla parte sbagliata della storia. Se ne va deluso ma non troppo, perché quando l’umanità si incontra può prendere strade diverse, e comunque qualcosa di grande si è compiuto. Qualche giorno dopo il maggiore Lett troverà un foglio in maniera fortunosa sotto un albero, dove in un testo sgrammaticato si faceva l’elenco dei rifugi nazisti. Pontremoli non sarà bombardata e una volta liberata vivrà il grandissimo impegno del suo vescovo a tutela dei prigionieri nazifascisti. Dietro la croce di un uomo di Chiesa e le mostrine di un maggiore si erano incontrati due grandi uomini e di quel incontro ancora oggi sono altri uomini a beneficiarne, senza più distinzione tra nemici, vincitori e vinti.
Un giovane che sta male
Intanto alla porta della sua piccola casa di Arzelato nonna Laura fa un incontro inatteso. È un giovane che sta male. Porta la divisa della Wehrmacht, ma per lei è in primo luogo un giovane che sta male in terra straniera. Forse chissà, sarà capitato anche a lei quando viveva in Francia. Non esita, lo ospita e gli offre qualcosa di caldo, ciò che si poteva trovare dove mancava tutto. Sa del rischio che corre. I partigiani e i suoi commilitoni, che lo vedevano come un disertore, avrebbero visto prima di tutto il nemico e i suoi complici, non una giovane che aiuta un giovane. Riconoscersi uomini è il primo passo verso la libertà. Quello più importante.