Se la politica non sa più programmare

Sono tante le polemiche di queste settimane sulla pianificazione territoriale dei comuni della nostra provincia, a partire dal capoluogo. I temi dell’aeroporto per aerei cargo e del nuovo stadio Tardini hanno già animato l’avvio della campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Parma, spaccando le coalizioni a partire da quella che unisce Pd ed Effetto Parma. Le polemiche non sono mancate nemmeno nel nostro comune in particolare sul nuovo insediamento commerciale di via Croce Rossa.

La legge regionale 20 del 2000 ha dato attuazione nella nostra Regione al Piano Strutturale Comunale: “…realizzare un efficace ed efficiente sistema di programmazione e pianificazione territoriale che operi per il risparmio delle risorse territoriali, ambientali e energetiche al fine del benessere economico, sociale e civile della popolazione regionale, senza pregiudizio per la qualità della vita delle future generazioni”. La norma parla di “uso appropriato delle risorse ambientali, naturali, territoriali e culturali”.

Lettera morta

Le indicazioni della normativa sono rimaste pressoché lettera morta, pur realizzando per obbligo di legge i PSC nella gran parte dei Comuni emiliano-romagnoli. Due sono a nostro parere le motivazioni. La prima è la scarsa capacità programmatoria della politica, senza distinzione di parte, che vede come unico orizzonte temporale la successiva scadenza elettorale, pianificando le inaugurazioni in campagna elettorale. La seconda uno scarso interesse dei cittadini allo sviluppo delle città, fatto salvo la nascita dei Comitati per il No quando le proposte vanno a realizzazione (oggi abbiamo già il comitato “No Cargo” e presto attendiamo il “No Tardini”), secondo l’abusato principio del “not in my back yard” (non nel mio cortile), con tanto di strumentalizzazione politica da parte delle opposizioni.

In questa morsa vengono spesso stretti gli uffici tecnici e di pianificazione territoriale dei singoli comuni (dove ancora sono rimasti, visto che in molti piccoli comuni sono stati chiusi in ottemperanza alla spending review e al blocco delle assunzioni): tra la mancanza di indirizzo politico e i cosiddetti “portatori di interesse”, che ottemperando alle loro esigenze imprenditoriali hanno “fretta di chiudere”.

Cambio di mentalità

La pandemia ha ancora di più evidenziato i limiti programmatori sul piano sanitario, con la totale assenza della medicina territoriale martoriata da anni (programmare le risorse culturali significa anche programmare gli accessi alle professioni: si pensi all’assoluta carenze del personale infermieristico e dei cosiddetti medici di famiglia), e sul piano sociale, dove le periferie sono protagoniste assolute del tema del disagio giovanile.

La logica del cogliere ogni occasione imprenditoriale proposta ha qualche limite, perché spesso dimentica l’impatto sociale, la qualità del lavoro e preclude la via ad altre proposte che magari necessitano di più tempo per essere realizzate.

Tra le proposte (si chiamano “schede di progetto”) approvate dall’ultimo consiglio comunale di Fidenza c’è ad esempio una non ben definita struttura residenziale per anziani di circa 100 posti, che va in assoluta controtendenza con le indicazioni delle Regione, del Pnrr e in primis dagli esiti del lavoro della commissione nazionale sui servizi agli anziani istituita dal Ministero della Salute e presieduta da Mons. Vincenzo Paglia, oltre a non tener conto del sistema dei servizi oggi presente sul territorio.

È necessario un profondo cambio di mentalità nella politica, nelle istituzioni, nei cittadini e nella classe imprenditoriale, perché provvedimenti legislativi illuminati come la legge regionale 20 del 2000 trovino una reale attuazione.

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